«Non ho scritto questo libro per insegnare ai commercialisti come fare il loro mestiere: sarebbe presuntuoso. Da quasi trent’anni ho il privilegio di osservare da vicino due mondi che ogni giorno lavorano fianco a fianco: quello degli imprenditori e quello dei professionisti che li assistono.»
— Riccardo Rizzo1 La fine della cartellina di carta e il valore invisibile
Un tempo l’imprenditore entrava nello Studio con una cartellina sotto il braccio per consegnare fatture ed estratti conto: mentre era lì, raccontava come stavano andando le cose. Con la fatturazione elettronica e i gestionali in cloud, quella scena è quasi scomparsa. Gli incontri si sono rarefatti e ridotti al bilancio o a emergenze fiscali.
Eppure, l’imprenditore non vive di scadenze fiscali: vive di decisioni. Quando deve decidere se investire, cambiare un prezzo o affrontare un calo di margini, non trovando risposta nello Studio finisce per cercare consulenza altrove.
2 La posizione privilegiata che nessun consulente esterno ha
Entrando nelle aziende come consulente, Riccardo Rizzo ha constatato una costante: il commercialista sarebbe potuto partire da una posizione che nessun consulente esterno può vantare. Perché conosce la storia dell’azienda, i suoi numeri e, soprattutto, ha già conquistato la fiducia dell’imprenditore.
Quello spazio strategico avrebbe dovuto essere del commercialista. Perché non lo è stato? Per due motivi: la mancanza di tempo nella routine quotidiana e l’assenza di uno strumento snello per impostare il controllo di gestione senza trasformarlo in una burocrazia estenuante.
3 La domanda che trasforma la professione
Non è necessario diventare qualcun altro né abbandonare le solide fondamenta contabili e fiscali dello Studio. Serve soltanto aggiungere al racconto puntuale di ciò che è accaduto una domanda rivolta al futuro:
Il controllo di gestione non inizia quando ci sono abbastanza dati storici per analizzare il passato, ma nel momento esatto in cui l’imprenditore traduce in numeri i mesi che ha davanti.